I tagli alle tasse
Pubblicato da carletto
In questa campagna elettorale è possibile osservare come la questione tasse sia al centro dei programmi dei due principali partiti, il PD e il PdL. Del resto il problema fiscale esiste e ha un impatto (ovviamente negativo) sulla crescita economia del Paese, ma cosa ancora peggiore, l’alta tassazione genera, mediamente, servizi pubblici di basso livello a causa di inefficienze, sprechi, corruzione e clientelismi. Diagnosi semplice, non altrettanto semplice la cura.
Tagliare le tasse mantenendo inalterata la spesa pubblica, è cosa possibile solo in presenza di forte crescita del prodotto interno, ma non è questo il periodo, anzi siamo a crescita nulla e rischiamo la recessione. Rimane allora solo il taglio alla spesa e il recupero di parte dell’evasione fiscale (recuperarla tutta, in breve tempo, è un’ipotesi da considerare impossibile o quasi). Abbiamo la cura ma il problema è applicarla, ossia farla digerire a tutti gli italiani.
Diciamolo francamente, l’Italia è oggi un Paese con tante categorie di cittadini che godono di diversi privilegi, grandi o piccoli che siano, di cui nessuno vuole fare a meno, dai tassisti ai farmacisti, dai notai ai fannulloni protetti dai sindacati, l’elenco potrebbe continuare ancora per molto, passando dai docenti universitari ai politici che sono i più pagati d’Europa. Chi ha il coraggio (e la forza) per cambiare lo stato delle cose? Nessuno fino ad oggi. Ci ha provato Bersani, ma le sue liberalizzazioni sono state annacquate in modo da dare il minimo fastidio alle varie corporzioni.
Queste riforme sono attese da 15 anni, ovvero dalla nascita della cosiddetta “Seconda Repubblica”, ma nessun Governo (nè di destra, nè di sinistra) è riuscito a far nulla, così abbiamo perso tanto tempo prezioso. Oggi, la consapevolezza dell’urgenza di tale cambiamento sembra più diffusa tra le forze politiche ma anche nell’opinione pubblica, speriamo che le azioni del prossimo Governo vadano in tal senso, altrimenti ancora una volta la promessa “tagliamo le tasse” rimarrà solo uno dei tanti slogan elettorali.
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