il piccolo economista

blog indipendente di politica, economia e finanza

Bernabè e la Telecom dei tanti errori

Il giorno dopo la presentazione del piano industriale di Telecom Italia, i commenti sui media sono quasi tutti concentrati sul crollo in borsa e la conseguente perdita di capitalizzazione di circa 2 miliardi di euro. Certo non è poca cosa, ma occorre dire che il titolo Telecom soffre da parecchio tempo, ieri è solo arrivato un altro duro colpo, peraltro in una giornata dove hanno sofferto tutti con l’indice S&P/MIB in calo di quasi il 2%. Molti gli attacchi diretti verso il nuovo a.d. Bernabè, ma anche qualche difesa.

A mio parere, Bernabè è insieme a Profumo, Marchionne, Passera, Montezemolo, Pistorio e qualcun altro, uno dei migliori manager italiani. Lo ha dimostrato, quando ancora quarantenne, arrivò alla poltrona di amministratore delegato dell’ENI, trasformando un’azienda pubblica colpita da tangentopoli in una compagnia petrolifera internazionale quotata in borsa e con utili di alcuni miliardi di euro all’anno, di cui beneficia ancor oggi il nostro Governo, azionista per circa il 30% della società.

Tornando a Telecom, troppi errori sono stati fatti nel passato:
1. La privatizzazione col nocciolo duro guidato dagli Agnelli. Un vecchio e caro (al capitalismo italiano) metodo per controllare una società che vale decine di miliardi di euro con pochi spiccioli.

2. La successiva OPA di Colaninno & co. che ha riempito di debiti la società, OPA avallata anche da importanti esponenti politici italiani.

3. L’acquisto da parte di Tronchetti Provera, che ha pagato per ogni azione molto di più del suo valore di borsa, seguendo il vecchio adagio di Cuccia che diceva che le azioni non si contano ma si pesano. In quella sede sarebbe stato opportuno pesare anche il debito. La gestione ha avuto i suoi limiti ma la strategia forse ancora di più.

Oggi accusare Bernabè di aver presentato un piano industriale grigio appare davvero bizzarro, cosa poteva fare con 30 miliardi di debiti e la situazione attuale delle telecomunicazioni?

Il dividendo è troppo basso?

Non credo. Ricordiamo che l’indebitamento netto è parente del fatturato totale e più di tre volte il margine lordo. I numeri sono numeri.

Il titolo in borsa?

Dallo scoppio della crisi finanziaria dovuti ai mutui subprime americani, le borse sono degli ottovolanti e stanno soffrendo aziende con i conti decisamente migliori di quelli di Telecom. In un periodo di smarrimento dei mercati come questo, non è facile trovare investitori di lungo periodo, che sono quelli necessari a Telecom. Se si lavorerà bene prima o poi arriveranno.

Si poteva fare di più?

Per carità, si può sempre far meglio, nella vita e nel business, ma non molto di più in questo caso, se si è persone serie. Se poi si cercano venditori di fumo, basta girare lo sguardo alla campagna elettorale…

Nessun Commento »

Puoi lasciare una risposta, oppure fare un trackback dal tuo sito.


Vuoi essere il primo a lasciare un commento per questo articolo? Utilizza il modulo sotto..

Lascia un commento




Il tuo commento: